Corpo Forestale della Sardegna, il confronto con la Regione riporta al centro organici, carriere e riforma
10/04/2026
Il confronto tra Regione Sardegna e rappresentanze sindacali del Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale si apre su un terreno ampio, che tocca insieme organizzazione interna, valorizzazione professionale e capacità operativa del Corpo in una fase particolarmente delicata dell’anno, quella che precede l’avvio della campagna antincendio. Al centro dell’incontro con l’assessore degli Affari generali e del Personale, Sebastian Cocco, sono emerse questioni che da tempo accompagnano il dibattito sul futuro del Corpo: la riclassificazione del personale, le progressioni di carriera, le carenze di organico, le nomine, l’equiparazione con le altre forze di polizia, il sistema degli incentivi, l’idoneità alla mansione, il blocco delle carriere e la necessità di una riforma della Legge 26, norma istitutiva del Corpo Forestale.
Non si tratta di temi separati, né di una somma di rivendicazioni disordinate. Letti insieme, compongono il profilo di un’amministrazione che chiede di essere rafforzata nella sua struttura e aggiornata nei suoi strumenti, mentre continua a svolgere un compito essenziale per la Sardegna: il presidio del territorio. La specificità del Corpo Forestale, del resto, non riguarda soltanto la vigilanza ambientale in senso stretto, ma una funzione più ampia di tutela, controllo, prevenzione e presenza operativa che diventa ancora più decisiva nei mesi in cui il rischio incendi torna ad alzarsi.
Organici insufficienti e ricambio che non tiene il passo
L’aspetto più urgente emerso nel confronto riguarda la carenza di personale, tema sul quale l’assessore Cocco ha riconosciuto la necessità di un intervento immediato. Il dato richiamato è particolarmente eloquente: il Corpo Forestale ha un’età media superiore ai 50 anni, un elemento che pone un problema evidente di compatibilità con una funzione operativa fondata sul presidio fisico del territorio, sulla prontezza d’intervento e sulla continuità dei servizi. In questo quadro, i sindacati hanno insistito sul fatto che pensionamenti e limiti di età stanno riducendo in modo sensibile il numero degli agenti pienamente idonei alla mansione, con una dinamica giudicata sempre più difficile da sostenere.
La loro lettura è netta: stanno andando in pensione il doppio delle unità che vengono assunte. È un rapporto che, se non corretto, rischia di aggravare ulteriormente un problema già strutturale, proprio mentre il Corpo è chiamato a rispondere a compiti che non si alleggeriscono e, anzi, si fanno più complessi. Cocco, da parte sua, ha indicato nei concorsi in corso per gli agenti forestali e in quelli previsti per gli ufficiali la leva attraverso cui ricostruire una dotazione organica più adeguata. L’obiettivo dichiarato è mettere il Corpo nelle condizioni di continuare a svolgere efficacemente una funzione che, nelle parole dell’assessore, viene esercitata da decenni con riconosciuta qualità.
Carriere, riconoscimento professionale e nodo normativo
Accanto all’emergenza degli organici, i sindacati hanno posto con forza il tema della valorizzazione del personale. La riclassificazione, le progressioni, il blocco delle carriere e l’equiparazione con le altre forze di polizia non riguardano soltanto aspetti retributivi o ordinamentali, ma il riconoscimento pieno della professionalità maturata all’interno del Corpo. Quando un’organizzazione vive a lungo con carenze di personale, avanzamenti rallentati e percorsi professionali percepiti come bloccati, il rischio è che si indebolisca non solo la motivazione interna, ma anche la capacità di trattenere e attrarre competenze.
In questo quadro acquista rilievo anche il riferimento alla riforma della Legge 26, indicata come uno dei passaggi necessari per aggiornare il modello organizzativo del Corpo e superare rigidità che, col tempo, hanno mostrato i loro limiti. La richiesta che arriva dalle rappresentanze sindacali è, in sostanza, quella di un intervento che non si fermi alla gestione dell’urgenza, ma affronti anche le questioni di impianto: ordinamento, carriere, funzioni, riconoscimento del ruolo e adeguamento normativo rispetto alle esigenze attuali.
Il confronto sindacale come banco di prova politico e amministrativo
L’assessore Cocco ha definito l’incontro un primo momento di un percorso che, per funzionare, dovrà poggiare su presupposti chiari: rispetto reciproco dei ruoli, lealtà nei rapporti e volontà concreta di collaborare nell’interesse comune. È una formula che, nel linguaggio istituzionale, può sembrare consueta, ma che in questo caso assume un significato più preciso perché arriva dentro una situazione nella quale le criticità sono note e chiedono risposte misurabili. Lo stesso assessore ha rivendicato l’idea che il confronto con le organizzazioni sindacali non debba ridursi a un esercizio rituale, bensì diventare uno spazio necessario di ricerca di soluzioni.
Il riconoscimento espresso dai sindacati per l’attenzione mostrata dal titolare degli Affari generali segnala un clima iniziale di disponibilità, ma il punto vero si misurerà nei prossimi passaggi. La campagna antincendio, la tenuta degli organici, il reclutamento, la riforma dell’ordinamento e il nodo delle carriere sono dossier che richiedono continuità politica e capacità amministrativa.
La partita, in altre parole, non si gioca soltanto sul terreno delle dichiarazioni di apertura, ma sulla possibilità di trasformare questo primo confronto in una pratica stabile di relazione istituzionale e in un’agenda di interventi concreti. Per il Corpo Forestale, che rappresenta uno dei presìdi più rilevanti nella tutela del territorio sardo, è una questione che riguarda insieme efficienza operativa, dignità professionale e qualità del servizio pubblico.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to