Diga di Nuraghe Arrubiu, gestione transitoria per riportare l’invaso ai livelli previsti dal piano
07/04/2026
La Regione Sardegna ha definito un percorso di gestione transitoria per il livello dell’invaso della diga di Nuraghe Arrubiu, sul fiume Flumendosa, con l’obiettivo di accompagnare il sistema verso un graduale rientro alla quota di 262 metri sul livello del mare, in coerenza con quanto previsto dal vigente Piano di laminazione. La decisione arriva dopo la fase emergenziale legata al Ciclone Harry, quando si era reso necessario innalzare temporaneamente la quota massima dell’invaso per contenere il rischio idraulico nei territori a valle dello sbarramento.
Quella scelta, adottata in un contesto di criticità, aveva risposto a una doppia esigenza. Da una parte c’era la necessità di garantire la sicurezza idraulica in un quadro meteorologico particolarmente delicato; dall’altra, si era scelto di preservare la risorsa idrica evitando dispersioni, anche attraverso il trasferimento di una parte dell’acqua verso il bacino del Mulargia. Una misura che aveva consentito di trattenere nel sistema una riserva preziosa, soprattutto in vista della possibile persistenza della crisi idrica, il cui termine è al momento fissato al 30 luglio.
Perché il rientro sarà graduale e senza rilasci immediati a valle
Il piano messo a punto dalla Direzione generale della Protezione civile punta ora a ricondurre il livello dell’invaso entro i parametri ordinari senza ricorrere a rilasci immediati a valle, soluzione che comporterebbe una perdita di acqua non trascurabile. L’impostazione scelta, invece, consente di ridurre progressivamente il volume eccedente mantenendo la risorsa all’interno del sistema, così da renderla disponibile per gli usi civili, agricoli e produttivi, sempre nel rispetto delle condizioni di sicurezza dei territori interessati.
Le verifiche tecniche effettuate hanno fotografato una situazione che consente questa gestione controllata. Il livello attuale dell’invaso di Nuraghe Arrubiu risulta pari a 264,04 metri sul livello del mare, dunque superiore alla quota prevista dal Piano di laminazione ma ancora compatibile con una fase transitoria. Contestualmente, l’invaso di Monte Su Rei si trova in prossimità della quota massima di regolazione, pur mantenendo una capacità di compensazione tale da assorbire gradualmente il volume in eccesso proveniente da Nuraghe Arrubiu.
Su questa base è stata disposta una gestione temporanea ed eccezionale che prevede il mantenimento del livello dell’invaso sopra quota 262 metri, entro comunque il limite massimo di 266 metri sul livello del mare, il riassorbimento graduale del volume eccedente attraverso trasferimenti verso Monte Su Rei, l’assenza di rilasci a valle nella fase transitoria salvo sopravvenute esigenze di sicurezza, e un monitoraggio costante con aggiornamenti quindicinali relativi ai livelli, ai volumi trasferiti e alle previsioni di rientro.
Un equilibrio tra sicurezza idraulica e tutela della risorsa
La strategia adottata prova a tenere insieme due esigenze che, in contesti come questo, devono necessariamente procedere di pari passo. La prima riguarda la sicurezza idraulica dei territori posti a valle dello sbarramento, che resta il riferimento prioritario di ogni decisione operativa. La seconda riguarda la conservazione della risorsa idrica, particolarmente rilevante in una fase in cui la disponibilità d’acqua continua a rappresentare un tema centrale per la Sardegna, sia sotto il profilo dell’approvvigionamento civile, sia per l’equilibrio del comparto agricolo e delle attività produttive.
Il completamento del rientro è previsto entro un massimo di otto settimane a partire dalla prima settimana di aprile, anche se il quadro resta aperto a eventuali rivalutazioni tecniche legate all’evoluzione delle condizioni meteo-idrologiche. È un elemento importante, perché conferma come la gestione dell’invaso non venga trattata come una misura rigida, ma come un processo dinamico, da aggiornare in funzione dell’andamento reale del sistema.
In termini pratici, la scelta di non scaricare rapidamente a valle il volume eccedente evita una dispersione che oggi avrebbe un costo elevato. Al tempo stesso, il rientro progressivo consente di riportare l’invaso entro i limiti previsti dal Piano senza forzature, mantenendo margini di controllo e adattamento. È un approccio che riflette una gestione prudente, orientata a proteggere i territori ma anche a non compromettere una risorsa che, in Sardegna, continua a rappresentare un bene strategico.