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Sassari firma il Piano Città, il patrimonio pubblico diventa leva per la rigenerazione urbana

23/03/2026

Sassari firma il Piano Città, il patrimonio pubblico diventa leva per la rigenerazione urbana
Regione Sardegna

Sassari prova a rimettere ordine nel rapporto tra patrimonio pubblico, funzioni urbane e bisogni collettivi con la firma del Piano Città degli immobili pubblici, accordo istituzionale sottoscritto dall’Agenzia del Demanio, dal Comune e dalla Città Metropolitana di Sassari, dalla Regione Autonoma della Sardegna e dall’Università degli Studi di Sassari. Il valore dell’intesa sta nella sua impostazione: non una somma di interventi isolati su singoli edifici, ma una regia comune che punta a leggere gli immobili pubblici come strumenti attivi di trasformazione urbana, sociale e culturale.

Il documento seleziona un primo portafoglio di dodici beni appartenenti a Stato, Comune, Città Metropolitana, Regione e Università. Il perimetro potrà essere ampliato in una fase successiva, con l’eventuale coinvolgimento di altri enti. La logica è quella di un piano dinamico, costruito per programmare interventi di recupero e rifunzionalizzazione capaci di produrre effetti che vadano oltre il restauro edilizio, incidendo sulla qualità urbana, sulla fruibilità degli spazi e sulla presenza di servizi pubblici in aree delicate della città.

L’ex carcere San Sebastiano al centro della trasformazione urbana

Tra gli immobili inseriti nel Piano Città, l’ex carcere ottocentesco di San Sebastiano occupa una posizione centrale, per peso simbolico e per impatto urbanistico. L’edificio, di proprietà dello Stato e oggi inutilizzato, sarà oggetto di una gara di progettazione che l’Agenzia del Demanio si prepara a bandire nelle prossime settimane. L’intervento immaginato non si limita a recuperare un complesso di valore storico e architettonico, ma punta a farne il nuovo Polo Giudiziario della città, integrando alle funzioni giudiziarie spazi museali e socio-culturali.

Il significato dell’operazione sta anche nel cambio di prospettiva che essa porta con sé. Un luogo nato per la detenzione, chiuso alla città e segnato da una funzione di separazione, viene ripensato come spazio pubblico aperto, attraversabile e restituito alla comunità. Sul piano urbanistico, l’ex carcere rappresenta una ferita evidente nel tessuto cittadino; sul piano simbolico, conserva un patrimonio di memoria collettiva che rende particolarmente delicato ogni progetto di rifunzionalizzazione. Proprio per questo, il recupero di San Sebastiano assume un valore che travalica la dimensione tecnica dell’intervento e tocca direttamente l’identità urbana di Sassari.

Le parole del sindaco Giuseppe Mascia si collocano dentro questa chiave di lettura. Per l’amministrazione comunale, il ritorno del tema San Sebastiano nell’agenda istituzionale segna la riapertura di una questione rimasta troppo a lungo sospesa. La valorizzazione dell’edificio, per la sua posizione e per il suo peso nella storia cittadina, viene interpretata come un passaggio necessario per restituire coerenza e dignità a una porzione significativa del centro urbano.

Social housing, università e servizi: un piano che ridisegna funzioni e spazi

Il Piano Città non ruota, però, attorno al solo ex carcere. Un altro immobile rilevante è l’ex Hotel Turritania, di proprietà comunale, edificio progettato tra il 1942 e il 1944, utilizzato per anni come albergo e poi come casa dello studente, fino alla lunga fase di abbandono. La prospettiva indicata è quella della trasformazione in un modello di edilizia residenziale sociale, inserito in un’area già interessata da interventi di riqualificazione finanziati con fondi del PNRR. In questo caso, il recupero non guarda soltanto alla conservazione del manufatto, ma alla costruzione di una risposta concreta a bisogni abitativi e servizi.

Accanto a questi due poli principali, il piano include altri immobili di forte interesse: per lo Stato Villa Melis e l’ex Palazzo Intendenza di Finanza; per il Comune l’ex Tipografia Chiarella e il Palazzetto dello Sport; per la Città Metropolitana l’ex sede dell’Archivio di Stato e l’ex Questura di Sassari; per l’Università gli edifici ex Ipai e Palazzo Segni; per la Regione Villa Pozzo/Ex Villa Caria e l’ex centro regionale di formazione San Camillo. La distribuzione delle proprietà mostra con chiarezza la natura multilivello dell’operazione e la necessità di una governance condivisa.

L’intervento dell’Agenzia del Demanio, per voce della direttrice Alessandra dal Verme, ha sottolineato proprio questa impostazione: il patrimonio pubblico viene letto come leva di sviluppo per una città più sostenibile, inclusiva e capace di rafforzare i servizi territoriali. Sulla stessa linea si è collocata la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, che ha evidenziato la volontà del Governo di superare la frammentazione amministrativa, mettendo a sistema competenze e strumenti operativi. La presidente della Regione Alessandra Todde ha insistito sul valore sociale e culturale del recupero dei beni pubblici, mentre il rettore Gavino Mariotti ha richiamato il ruolo strategico degli immobili universitari come spazi da ripensare in modo vivo e funzionale, rafforzando il rapporto tra ateneo e città.

La direzione è chiara: Sassari tenta di usare il patrimonio pubblico come infrastruttura di rigenerazione, affidando agli edifici recuperati un compito che va oltre la conservazione. Il punto decisivo, adesso, sarà la capacità di tradurre il piano in tempi amministrativi ragionevoli, progetti di qualità e funzioni realmente utili alla comunità. È lì che si misurerà la tenuta di questa visione.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to