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Sassari, focus sulla sicurezza alimentare: attenzione a epatite A e salmonella

30/03/2026

Sassari, focus sulla sicurezza alimentare: attenzione a epatite A e salmonella

Un confronto tecnico tra servizi veterinari, Aziende sanitarie, Istituto zooprofilattico e Università ha riportato al centro un tema che riguarda direttamente la salute pubblica: la sicurezza degli alimenti di origine animale. A Sassari, nella giornata del 27 marzo, professionisti del Nord Sardegna si sono riuniti per analizzare i rischi legati alle tossi-infezioni alimentari, con particolare attenzione all’epidemia di epatite A che sta interessando alcune regioni del Mezzogiorno e ai casi di salmonella collegati al consumo di uova.

L’incontro, convocato dal direttore del Dipartimento di Prevenzione veterinaria del Nord Sardegna Franco Sgarangella, si è svolto a Rizzeddu e ha coinvolto i colleghi delle Asl di Sassari e Olbia, i dirigenti veterinari dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, il Dipartimento universitario di Medicina veterinaria di Sassari e i dirigenti medici dei Dipartimenti di Prevenzione delle Asl di Sassari e Gallura. Un tavolo tecnico che nasce da una necessità precisa: rafforzare il coordinamento tra i soggetti che operano nella prevenzione, nel controllo e nell’analisi dei rischi alimentari.

Epatite A, il punto sulla situazione e i controlli in Sardegna

Tra i temi affrontati, il più urgente riguarda la recente epidemia da virus dell’epatite A che sta interessando Campania, Lazio e Calabria e che avrebbe come probabile causa il consumo di frutti di mare crudi. Il virus, come ricordato dagli esperti, si trasmette principalmente per via oro-fecale, attraverso acqua contaminata, alimenti crudi o poco cotti e contatti diretti con persone infette in presenza di scarsa igiene delle mani.

I veicoli di trasmissione più frequenti comprendono l’acqua contaminata, i molluschi bivalvi consumati crudi, la frutta e la verdura lavate o irrigate con acqua non sicura, oltre alla manipolazione degli alimenti da parte di operatori infetti che non adottano corrette misure igieniche. La questione è particolarmente delicata perché riguarda prodotti largamente diffusi e consumati anche in contesti domestici o ricreativi, dove spesso si sottovaluta il rischio microbiologico.

Dal tavolo tecnico è però arrivato anche un messaggio rassicurante sul quadro sardo. Al momento, è stato spiegato, non risultano segnalazioni nell’uomo riconducibili all’emergenza che interessa altre regioni. Nei molluschi bivalvi allevati in Sardegna i controlli risultano costanti e articolati: vengono svolti dagli operatori in regime di autocontrollo, come previsto dalla normativa europea e nazionale, e dai Servizi Veterinari attraverso verifiche ufficiali basate sui Piani regionali.

I controlli in mare vengono effettuati con cadenza settimanale sulle acque di allevamento, in funzione della classificazione delle aree. Nella maggior parte dei casi, inoltre, i molluschi vengono inviati agli impianti di depurazione prima della commercializzazione. Ulteriori verifiche vengono svolte sia negli impianti sia nella fase di vendita al dettaglio. La raccomandazione più netta resta quella di consumare i mitili previa cottura, misura semplice ma decisiva per abbattere il rischio sanitario.

Salmonella e uova, l’importanza della prevenzione domestica

Nel corso della riunione si è parlato anche delle tossi-infezioni da salmonella, con particolare riferimento alla trasmissione attraverso le uova. Il recente caso segnalato nel Sud Sardegna è stato indicato come esempio dell’efficacia dei controlli veterinari: il problema, infatti, è emerso attraverso un campione ufficiale prelevato in allevamento e, grazie al sistema rapido di allerta, è stato possibile intervenire in tempi brevi con il blocco e il ritiro dei lotti coinvolti.

Questo passaggio chiarisce un aspetto essenziale: la sicurezza alimentare si regge su una rete di controlli che funziona soltanto se ogni anello – allevamenti, laboratori, servizi veterinari, distribuzione – opera con continuità e tempestività. Quando il sistema intercetta il rischio prima che si traduca in un’emergenza estesa, la prevenzione dimostra tutta la sua utilità concreta.

Accanto all’attività istituzionale, resta però fondamentale il comportamento dei consumatori. Le indicazioni richiamate dagli esperti sono chiare: evitare l’acquisto di uova provenienti da allevamenti non controllati, conservarle correttamente in casa mantenendo la catena del freddo, preferibilmente nella parte bassa del frigorifero, ed evitare sbalzi di temperatura. Altrettanto importante è lavare accuratamente le mani dopo aver manipolato le uova, soprattutto prima di toccare altri alimenti o superfici di cucina.

Il ruolo del coordinamento tra sanità, laboratori e mondo accademico

Uno degli aspetti più significativi emersi dall’incontro riguarda il metodo di lavoro. La presenza congiunta di servizi sanitari, Istituto zooprofilattico e Università restituisce l’idea di una prevenzione che non si limita al controllo episodico, ma si fonda su analisi condivise, lettura tempestiva dei segnali e aggiornamento continuo delle competenze. In questo senso il tavolo tecnico di Sassari ha avuto anche una funzione di allineamento operativo, utile a rafforzare il linguaggio comune tra chi si occupa di sorveglianza, diagnosi, ispezione e prevenzione.

Il direttore della struttura di controllo microbiologico e ispezione degli alimenti dell’Izs Sardegna, Bastiano Virgilio, ha sottolineato la necessità di concentrare l’attenzione sulla sicurezza alimentare legata all’epatite A, dopo gli episodi registrati in Campania, Lazio e Calabria. L’obiettivo, emerso dal confronto, è quello di approfondire modalità di trasmissione, comportamenti a rischio e strumenti che possono essere attivati dalle aziende sanitarie e dal laboratorio ufficiale rappresentato dall’Istituto zooprofilattico.

Il quadro che esce dalla riunione sassarese è quello di un sistema di sorveglianza vigile, chiamato a mantenere alto il livello di attenzione senza alimentare allarmismi. La prevenzione, in materia alimentare, passa dalla qualità dei controlli ma anche dalla diffusione di informazioni corrette. Per questo il lavoro congiunto tra istituzioni sanitarie, ricerca e operatori resta una delle condizioni più solide per tutelare la salute pubblica.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to