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Sassari, la Polizia locale entra nelle scuole con un progetto sulla raccolta differenziata

13/04/2026

Sassari, la Polizia locale entra nelle scuole con un progetto sulla raccolta differenziata

La sensibilizzazione ambientale comincia dai gesti più semplici, purché venga affidata a un linguaggio capace di raggiungere davvero chi ascolta. A Sassari, il Comando della Polizia locale ha scelto di muoversi in questa direzione con un nuovo progetto destinato alle scuole primarie cittadine, coinvolgendo le classi più piccole in un percorso dedicato alla raccolta differenziata e al rispetto dell’ambiente. L’iniziativa partirà nei prossimi giorni, proseguirà in autunno e si inserisce nel solco di un’attività educativa che da tempo vede gli agenti impegnati anche sui temi del bullismo, del cyberbullismo, delle dipendenze e dell’educazione stradale.

La novità, in questo caso, sta nella scelta di portare l’educazione ecologica dentro le aule attraverso una formula pensata su misura per l’età dei bambini. Non una lezione frontale, né una semplice spiegazione teorica, ma un’esperienza costruita con strumenti accessibili, dinamici e partecipativi, in cui l’apprendimento passa dal gioco, dal movimento e dall’immaginazione. È un’impostazione che riflette una convinzione precisa: le abitudini più importanti si formano presto, e il rapporto con l’ambiente si costruisce anche insegnando ai più piccoli a riconoscere il valore dei materiali e il peso delle azioni quotidiane.

Un progetto pilota per insegnare il rispetto dell’ambiente

Il percorso è stato interamente ideato e sviluppato all’interno del Comando della Polizia locale, valorizzando competenze già presenti nella struttura e rafforzate da una formazione specifica. Gli agenti accompagneranno i bambini in un primo incontro con il tema della raccolta differenziata, spiegando in modo semplice che cosa significa separare correttamente i rifiuti, perché farlo è importante e quali conseguenze positive può produrre sul piano ambientale.

Secondo gli ideatori del progetto, coordinati dal comandante Gianni Serra, educare significa fornire strumenti adeguati per prendere decisioni consapevoli nel rispetto di ciò che ci circonda. È proprio questa l’idea alla base dell’iniziativa: aiutare i più piccoli a leggere la realtà che li circonda e a riconoscere che anche un gesto apparentemente minimo, come gettare un rifiuto nel contenitore corretto, ha un valore collettivo.

In questa prima fase saranno coinvolte 17 classi, tra prime e seconde di due istituti cittadini, in una sorta di sperimentazione iniziale che permetterà di testare il percorso sul campo. In autunno, una volta conclusa questa prima esperienza, il progetto entrerà in una fase più ampia e strutturata, estendendosi ad altri istituti e a più livelli di istruzione, con l’obiettivo di diffondere una cultura ambientale più radicata e capillare.

Giocare per imparare: dai contenitori giusti al riuso creativo

Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa è il modo in cui il contenuto educativo viene tradotto in attività concrete. Dopo una breve introduzione sulla raccolta differenziata, sulla natura dei materiali e sull’importanza di ridurre l’inquinamento, i bambini saranno coinvolti in una serie di giochi pensati per rendere immediati i concetti appresi.

Con “Dove lo metto?” i partecipanti, divisi in squadre, dovranno colorare disegni che rappresentano diversi rifiuti e correre a collocarli nel contenitore corretto. È un meccanismo semplice, ma efficace, perché unisce apprendimento, attenzione e coordinamento, trasformando la classificazione dei materiali in un esercizio pratico e memorabile.

Il gioco “Rifiuto o risorsa?” lavora invece su un passaggio ancora più interessante: insegnare che ciò che viene scartato può spesso avere una seconda vita. Un rotolo di carta igienica può diventare un portapenne, i tappi delle bottiglie possono trasformarsi in fiori, una scatola di scarpe può diventare un contenitore per piccoli oggetti. In questo modo la raccolta differenziata non viene percepita soltanto come un dovere, ma come parte di una visione più ampia fatta di riuso, fantasia e riduzione degli sprechi.

A completare il percorso c’è “Trova il rifiuto”, attività che chiede ai bambini di individuare oggetti fuori posto nascosti all’interno di un disegno. Anche qui, la finalità educativa si intreccia con il gioco e stimola attenzione, osservazione e capacità di riconoscere ciò che non è coerente con l’ambiente rappresentato.

La scuola come spazio di cittadinanza ambientale

Il progetto si chiuderà con la consegna del diploma di “Piccolo ecologista” a tutti i partecipanti, un riconoscimento simbolico che valorizza l’impegno dei bambini e rafforza il senso di partecipazione. Ma il significato dell’iniziativa va oltre il singolo attestato. La scelta della Polizia locale di entrare nelle scuole con un percorso di educazione ambientale segnala una visione più ampia del proprio ruolo, che non si esaurisce nella vigilanza o nella prevenzione, ma si estende alla costruzione di una cultura civica condivisa.

Già durante l’Open Day delle scorse settimane una parte della mattinata era stata dedicata proprio alla raccolta differenziata, attraverso una caccia al tesoro che aveva coinvolto con entusiasmo centinaia di bambini. Il nuovo progetto nasce anche da quella risposta positiva e ne raccoglie l’energia, trasformandola in un programma più stabile e strutturato.

Insegnare ai più piccoli a distinguere un rifiuto, a immaginare il riuso di un oggetto, a collegare un gesto quotidiano alla salute dell’ambiente significa lavorare su una cittadinanza che comincia molto prima dell’età adulta. È una forma di educazione concreta, vicina, capace di incidere sulle abitudini familiari e di portare nelle case, attraverso i bambini, un messaggio semplice ma decisivo: il rispetto dell’ambiente si costruisce ogni giorno, a partire da ciò che si sceglie di fare con ciò che si butta via.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to